
I dati criptati di oggi sono il bottino di domani

Introduction
Il gruppo di lavoro sulla cybersicurezza del G7 ha lanciato un avvertimento: i computer quantistici potrebbero, in futuro, violare i metodi di crittografia oggi ampiamente utilizzati. In un'intervista alla Börsen-Zeitung, Antonio Paolo Mecci, CISO, Responsabile IT e Data Protection Officer presso DSwiss (SecureSafe), spiega cosa significhi tecnicamente "raccogli ora, decrittografa dopo" e come gli istituti finanziari debbano decidere dove intervenire per primi.
Key Takeaways
- Gli aggressori non hanno bisogno di un computer quantistico oggi, ma solo di spazio di archiviazione. Registrano gli scambi di chiavi RSA ed ECC per decrittografarli non appena sarà disponibile un computer quantistico capace, senza che nel frattempo venga generato alcun allarme.
- La disuguaglianza di Mosca (periodo di riservatezza più tempo di migrazione rispetto agli anni mancanti a un computer quantistico crittograficamente rilevante) aiuta gli istituti a dare priorità ai sistemi che richiedono un intervento urgente.
- L'età del sistema è un indicatore poco affidabile del rischio. Contano di più la durata della riservatezza, i tempi di migrazione e l'intercettabilità della connessione.
- Ordine di migrazione consigliato per le banche: prima il livello di trasporto, poi l'infrastruttura a chiave pubblica, la firma del codice e infine l'hardware.
- Nella maggior parte delle banche, la resilienza crittografica non ha attualmente un unico responsabile. I mandati di CISO, CIO e ufficio acquisti devono essere consolidati invece di restare in competizione.
- Quasi un terzo dei 3.383 incidenti IT gravi segnalati l'anno scorso ai sensi del DORA ha avuto origine da fornitori terzi, rendendo la preparazione crittografica dei partner un vero punto cieco.
Mecci spiega che gli aggressori non necessitano di hardware quantistico per avviare l'attacco. I dati del payload sono protetti da AES e sono in gran parte resistenti al calcolo quantistico, ma lo scambio di chiavi all'inizio di una connessione, solitamente basato su RSA o curve ellittiche, è vulnerabile. Gli aggressori registrano intere sessioni, dalle linee dedicate dei data center al traffico dei pagamenti, archiviando terabyte di dati per anni in attesa che un computer quantistico possa decrittografarli. L'aspetto inquietante è che non viene mai attivato alcun avviso di violazione.
Per valutare l'urgenza, Mecci fa riferimento alla disuguaglianza di Mosca, sviluppata dal crittografo Michele Mosca. Essa pondera tre variabili: per quanto tempo i dati devono rimanere riservati, quanto tempo richiederà la migrazione e quanti anni mancano all'avvento di un computer quantistico crittograficamente rilevante. Se la somma dei primi due valori supera il terzo, l'istituto è già in ritardo. La stima del gruppo di esperti del G7 colloca tale traguardo quantistico intorno alla metà degli anni 2030, tra circa un decennio; ciò significa che i dati rubati oggi con un orizzonte di decrittazione di dieci-quindici anni sono di fatto già compromessi.
Mecci contesta la pratica comune di dare priorità ai sistemi in base all'età dell'algoritmo, sostenendo che "vecchio" non significa insicuro e "nuovo" non significa sicuro. Le tre variabili di Mosca sono il vero metro di giudizio. Per la pianificazione, suggerisce alle banche di iniziare dal livello di trasporto, dove il rischio "raccogli ora, decrittografa dopo" è più acuto e lo scambio di chiavi ibrido è già uno standard nei browser, seguito dall'infrastruttura a chiave pubblica, dalla firma del codice e infine dall'hardware.
Sul fronte della governance, Mecci osserva che nella maggior parte delle banche nessun ruolo specifico è attualmente responsabile della resilienza crittografica. Sostiene la necessità di consolidare tre mandati che altrimenti competono tra loro: il CISO come responsabile del rischio, il CIO per l'implementazione e l'ufficio acquisti per i contratti con i fornitori. Riguardo al rischio di terze parti, cita l'ultimo rapporto annuale DORA, che mostra come quasi un terzo degli incidenti IT gravi segnalati sia stato causato da fornitori, e raccomanda agli istituti di richiedere ai partner una distinta base crittografica (CBOM), con un piano di emergenza nel caso in cui il fornitore non sia in grado di fornirla.
Per quanto riguarda il coinvolgimento del consiglio di amministrazione, Mecci è diretto: non esistono dati certi che provino una perdita totale dei dati entro dieci anni, e inventarne sarebbe disonesto. Un approccio più persuasivo consiste in una mappa dei rischi che mostri quali sistemi e dati critici potrebbero essere esposti tra cinque o dieci anni, tradotta in termini economici attraverso potenziali interruzioni della produzione, sanzioni, contenziosi e danni alla reputazione.
👉 Leggi l'articolo completo su Börsen-Zeitung:
https://www.boersen-zeitung.de/finanzen-technik/verschluesselte-daten-von-heute-sind-die-beute-von-morgen
Pubblicato il: boersen-zeitung.de, 14 settembre 2026
Intervistato: Antonio Paolo Mecci (intervista a cura di Franz Công Bùi)
Conclusion
L'intervista ridefinisce l'urgenza del post-quantum come un problema di sequenziamento piuttosto che come una scadenza unica. La tesi centrale di Mecci è che le istituzioni già oggi a rischio a causa dei dati sottratti non riceveranno alcun segnale di avvertimento; pertanto, la disuguaglianza di Mosca e la presenza di un responsabile chiaro per la governance contano più del reagire all'obsolescenza dei sistemi o dell'attendere una data di minaccia definitiva.

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